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Il tempo è un dio breve di Mariapia Veladiano

Il tempo è un dio breve di Mariapia Veladiano - Art Studio Café

domenica 24 febbraio alle 18.00

Mariapia Veladiano, Il tempo è un dio breve, Einaudi *Stile libero Big* (2012), 232 pagine, 17 euro

La lettura molto speciale di Nicoletta Fattorosi Barnaba, che ci offre un'anteprima della presentazione di domenica 24 febbraio.

Ancora una volta la Veladiano ci dona un suo racconto che ci porta in un mondo di intimità, sensazioni, religione e spiritualità. Tutto scaturisce dalle scelte e dalle prove della vita che ogni giorno si presenta, davanti a noi, con proposte che spesso non vogliamo accogliere o non ci sentiamo pronti ad accettare. La Veladiano ci regala sensazioni profonde, che raramente scaturiscono dalla semplice lettura di un libro. Problemi grandi, forse più di noi, come la paura del male che può affliggere chi si ama, la responsabilità che abbiamo nei confronti di chi ci è vicino, la capacità di poter godere di tanto, in poco tempo. “Il tempo è un Dio breve”, questo il titolo del libro, ci prospetta quanto sia tutto fugace e come si debba tutto cogliere per non perdere l’essenza del momento.
Tra le pagine di questo libro scorrono sensazioni, avvenimenti che molti dei suoi lettori hanno sicuramente vissuto e nei confronti dei quali possono confrontarsi, per ottenere una risposta o solo per condividere dei momenti particolari.
Potrei dire che la protagonista di una parte del libro sia la paura, che si affaccia prorompente nell’animo di Ildegarda, protagonista reale del romanzo, una paura che non riesce a superare, che non può far tacere, che rimane in lei per troppo tempo. L’unico momento che le dà fiato, rispetto a questa fuga dall’angoscia, che la attanaglia, è un patto che fa con Dio, con l’Amore puro, con Colui che tutto vede e sa.
L’altro aspetto del romanzo è proprio questo rapporto con l’Essere Supremo, con Colui che ci ha generato, domande sul dolore, sul male del mondo, sulla sofferenza di chi si ama vengono rivolte ai vari protagonisti, che a loro volta si interrogano su qualcosa che è più grande di noi. Paura di soffrire, chi non ha mai provato questo sentimento? La storia che si sviluppa è proprio una risposta a questa domanda, che a volte sembra quasi assurda, proprio quando si affaccia alla mente di persone che sembrano vivere una vita cosiddetta vita “normale”, quasi a volere vivere difficoltà, che non ci sarebbero, per unirsi al dolore del mondo.
La penna delicata e profonda della Veladiano traccia sentimenti forti e difficili da poter definire, perché come tutto nella vita dell’uomo è in trasformazione, in fieri. I personaggi che ruotano intorno a Ildegarda e Tommaso, il figlio adorato, sono delineati con acutezza e ci offrono varie gamme di sentimenti e di risposte alla storia che si dipana intorno a loro.
Il grande pellegrinaggio che è la nostra vita, per la protagonista prende forma e matura proprio attraverso il cuore della sua paura. E’ messa di fronte ad un evento che non è risolvibile e proprio in questa circostanza esce fuori tutta la bellezza della sua anima e la forza del suo amore per chi ama e per Dio, che è sempre stato nei suoi pensieri, e nelle sue più recondite domande. La risposta è la serenità con cui Ildegarda risponde all’evento più importante della sua vita, quando è messa di fronte a qualcosa che può sopportare solo lei. E’ il momento in cui l’amore vero e profondo la scalda fisicamente e spiritualmente, è il momento in cui capisce che tutto si può affrontare avendo vicino chi si ama.
Maria Pia Veladiano ci ripropone un racconto che è un percorso di vita; lo stile elegante, colto e raffinato è più maturo rispetto al suo precedente libro, e mette a fuoco i diversi momenti della storia, molto spesso accompagnati da splendide descrizioni della natura. Anche questa volta la natura è presente, quasi come coprotagonista che sottolinea in simbiosi o in antitesi quello che i personaggi vivono o sentono. Possiamo immergerci in paesaggi montani o marini che si presentano alla nostra mente anche con i loro odori particolari: la neve, la pioggia, il sole, i boschi non sono degli sfondi paesaggistici, ma dei palpiti specchio di emozioni profonde.

Nicoletta Fattorosi Barnaba



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